Intervista con Manuel di Storie di Orologeria Meccanica

Ben ritrovati amici appassionati!
Oggi abbiamo l’onore di intervistare l’Alberto Angela di Youtube Italia, Manuel di Storie di Orologeria Meccanica!
Ma perché proprio Alberto Angela? Perché Manuel, sul suo canale Youtube, porta contenuti in stile documentaristico per cui molto accessibili anche per i non appassionati e sempre molto ben fatti ed interessanti.
Manuel è anche nostro grande amico e ci ha aiutato e guidato nell’acquisto di molti segnatempo tra i quali anche due Wyler Vetta che saranno protagonisti di….. beh questo lo scoprirete alla fine 😀
Prendete quindi i popcorn (o fatevi una carbonara vista la lunghezza) e godetevi l’intervista!
Buona lettura!

Ciao Manuel, presentati ai nostri lettori!

Prima di presentarmi, desidero ringraziarvi, cari ‘Fratelli Orologio’, per aver voluto dedicarmi un po’ di spazio sul vostro blog: siete i primi ad intervistarmi in merito a quello che faccio su YouTube (e anche su Instagram, dove cerco di condividere qualche scatto decente degli orologi della mia collezione, in costante aggiornamento). Mi chiamo Manuel, sono nato a Rovigo nel 1988, ma da sempre ho vissuto in un piccolo comune della Bassa Padovana. Da qualche anno, però, vivo e lavoro all’estero, nell’ambito della ricerca (filologia romanza). Ho molte passioni, ma se oggi siamo qui è per quella dell’orologeria, soprattutto da polso, nonché per il mio giovane canale YouTube “Storie di Orologeria Meccanica”.

Quando nasce la tua passione per l’orologeria?

La passione per l’orologeria non mi è stata tramandata da nessuno dei miei familiari, o da qualche parente stretto (come in genere accade), ma forse i miei genitori ne sono stati i primi responsabili, sebbene indirettamente. All’età di cinque anni, mi regalarono infatti un Flik Flak (che ancora conservo e funziona!), uno di quegli orologi didattici pensati per insegnare ai bambini a leggere i quadranti ‘con le lancette’. Quell’orologio divenne ben presto un compagno inseparabile e così mi abituai ad avere sempre il polso sinistro occupato. Poi è arrivato un Casio al quarzo, sempre analogico, che ho letteralmente consumato. Seguirono alcuni incontri sporadici con vari Swatch (la moda di quegli anni) regalati in occasione di qualche evento particolare: anche quelli, letteralmente consumati al polso! Ma non era ancora vera passione, era solo abitudine di portare un accessorio, senza troppa curiosità sulle particolarità e sulla sua storia: i meccanici tradizionali all’epoca non li cercavo, non li conoscevo.

Poi, per un periodo, di orologi non ne ho più portati. Tutto è cambiato durante gli anni dell’università e poi del dottorato, quando il “Demone del Flik Flak” è riemerso e il mio polso sinistro ha ricominciato a sentirsi nudo. Ma ormai le circostanze erano diverse: ero adulto e votato alla ricerca e all’approfondimento di tutto quello che mi passava tra le mani o per la testa (sono molto curioso). Ho iniziato quindi a fare le mie ricerche per vestire quel polso in modo non banale e dopo le prime sbandate (proprio quelle che ti fanno acquisire consapevolezza), ho iniziato a conoscere ed apprezzare il mondo dell’orologeria tradizionale: è stata una scoperta folgorante!

Diciamo quindi che la passione vera è nata solo due o tre anni fa. Ma, ad accenderla del tutto non ci ho pensato solo io: i vari forum e canali YouTube hanno fatto poi il resto. Tuttavia, devo molto anche al mio migliore amico, Marco, che all’epoca di questa mia scoperta era già un buon appassionato. Ricordo ancora il giorno in cui decise di farmi partecipe di un suo acquisto, un TCM (Terra Cielo Mare) “sorci verdi”. Me ne spiegò la storia e, forse, qualcosa a quel punto iniziò a crescere dentro di me, vedendo che questi oggetti potevano avere anche un’anima.

Quando hai deciso di aprire il tuo canale YouTube e perché?

La decisione di aprire il canale “Storie di Orologeria Meccanica” l’ho presa ad aprile 2020, anche se del progetto ne avevo già parlato col mio migliore amico a Natale 2019. Quando infatti mi trovavo nel bel mezzo del vortice della passione e avevo iniziato a guardare ogni canale YouTube che parlasse di orologi (soprattutto le mitiche esterne di Pierpaolo del canale Undersea Time, i Marco Docs di Marco Bracca e gli approfondimenti di Stefano Cecchini in compagnia di Manuel Maggioli), avevo avvertito quasi fin da subito una mancanza nel “palinsesto” – se così si può chiamare – di YouTube Italia: uno spazio dedicato esclusivamente (e ci tengo a ribadire: esclusivamente) a dei documentari, grazie ai quali poter condividere storie legate a qualche segnatempo; che poi, era quella parte degli orologi che aveva iniziato a spingermi verso il collezionismo degli stessi: la loro storia, i loro aneddoti, gli uomini che li avevano portati al polso.

Ma questi contributi dovevano essere in stile documentaristico, così li avevo visualizzati nella mia testa, essendo tra l’altro cresciuto a “pane e Alberto Angela”. E, per farli, non avrei dovuto solo studiare per preparare con cura i testi (video di questo genere non devono presentare tempi morti o incertezze, altrimenti si spezza il ritmo ed è un disastro), ma anche calarmi nella parte dell’autodidatta in montaggio e fotografia per acquisire le nozioni minime per riuscire a realizzare quello che avevo in mente. E qui arriva il periodo del lockdown che, con i suoi tempi morti, ha dato l’ultimo impulso affinché tutto ciò potesse essere messo in cantiere e infine prendere forma. Volevo proporre qualcosa di diverso dalla maggior parte dei video sugli orologi, incentrati su delle recensioni, ma non certo per andare contro questa tipologia di contributi: soltanto per offrire qualcosa in più, qualcosa di complementare, e che fosse anche capace di intrattenere il pubblico come se si stesse guardando un qualsiasi documentario sul piccolo schermo.

Quale tuo video ti ha dato le maggiori soddisfazioni?

I video che mi danno più soddisfazione sono quelli che mi permettono di studiare di più per incrementare il mio bagaglio di conoscenze, o di dubbi (perché più si ricerca, più ci si rende conto che le cose spesso sono complesse). Perché “Storie di Orologeria Meccanica”, alla fine, non è il pulpito dal quale sentenzia un esperto: è lo spazio di un semplice appassionato che decide di studiare la storia di un orologio o di una maison in quanto ne è interessato a livello collezionistico e che poi, se ritiene che quello che ha appreso fino a quel momento meriti di essere conosciuto o di entrare nel dibattito per contribuire a ricostruire meglio alcune vicende, desidera condividerlo con altri, mosso dalla passione per il racconto e per la scoperta. Ovviamente, questo interesse è condito da una buona dose di emozione.

Tenendo conto di questi aspetti, il video che fino ad ora mi ha dato le maggiori soddisfazioni è il secondo del canale, quello in cui ho provato a raccontare un pezzetto di storia dei test di Citizen su alcuni orologi Parawater. A quel tempo ero alla ricerca del mio primo vintage e mi ero reso conto fin da subito che occorresse studiare parecchio per andare sul sicuro e non fare torti alla storia. Così, non ricordo bene come, sono incappato in un Citizen Auto Dater Parawater con rotore Jet (a cremagliera) della metà degli anni ‘60, venduto da un commerciante francese, a sua volta collezionista. Avevo studiato sommariamente il modello ed è stato amore a prima vista. Nel frattempo, continuavo a scoprire la storia dei test di Citizen, e avevo intuito che anche modelli come quello che avevo acquistato erano stati coinvolti, in quanto tra i primi a carica automatica della casa (consiglio di andare a vedere il video, per saperne di più).

Avevo appreso molte informazioni da un collezionista americano, esperto del marchio, con tanti documenti raccolti in merito. In seguito, mi sono deciso a scrivergli perché stava nascendo in me la voglia di approfondire quella vicenda e mi sembrava giusto che – volendo utilizzare quel materiale che era stato frutto di tante fatiche da parte sua – venisse coinvolto nel progetto. Stephen – questo il suo nome – è stato gentilissimo e ha condiviso infine con me tanti documenti fotografici e brochure dell’epoca, in una delle quali – che ho fatto tradurre dal giapponese – ho potuto verificare che anche orologi come il mio erano stati coinvolti nei test. Alla fine della lavorazione del video, ho fatto dono a Stephen della traduzione che avevo incaricato, per ripagarlo in qualche modo del tempo che aveva voluto spendere per il mio progetto. Ora ho dovuto riassumere molto la vicenda, ma lavorare a quel video è stata un’emozione continua: studio, fonti, ricerca, scoperta, condivisioni, tante mail; e sono riuscito ad offrire anche un piccolo contributo inedito ad un esperto come Stephen!

Un altro fattore di soddisfazione, in generale, è legato alle visualizzazioni che si traducono in reale interesse e condivisione da parte degli appassionati per il progetto “Storie di Orologeria Meccanica”. D’altronde, il canale l’ho aperto proprio per la gioia di condividere storie. È un “club” ancora piccolo, di nicchia, con pochi iscritti rispetto alla media degli altri spazi su YouTube che parlano di orologi. Ma avendo pubblicato solo una dozzina di video, il numero degli iscritti non è poi così basso e questo mi fa ben sperare sul fatto che saremo sempre di più a godere di queste storie. C`è da dire anche che, con mia grande soddisfazione, l’entusiasmo di chi mi segue è sempre tanto!

Con chi vorresti collaborare in futuro?

Fino ad ora ho fatto due collaborazioni, che hanno rafforzato due belle amicizie. La prima è stata con Andrea della pagina Instagram “Orologi da poveri” (ora ha aperto anche uno spazio su YouTube, andate ad iscrivervi), la seconda con Stefano del canale “TikTak Watchannel”. Ecco, mi piacerebbe che le collaborazioni continuassero ad avere una componente umana alla base: anche il risultato finale poi ne risente, i video si fanno con più sentimento e chi li guarda lo nota. Su “Storie di Orologeria Meccanica” è tutto molto genuino e lo scopo è quello di collaborare con altri appassionati veri, magari con chi può apportare contributi di natura più tecnica per approfondire alcuni aspetti (come nel caso di Stefano).

Mi piacerebbe molto anche trovare il tempo per collaborare con alcuni iscritti che spesso mi scrivono per propormi storie interessanti da sviluppare nei video (gente molto preparata, in generale). Vedremo se in futuro riuscirò a pubblicare con più frequenza, anche se è difficile per via di impegni lavorativi. Occorre tener conto anche di un altro fattore: i contributi che propongo hanno bisogno di una lenta lavorazione, per riportare anche una sola riga di informazione a volte sono necessarie settimane di studio e confronto, è una questione di serietà. Se mi dovessero passare un testo basato solo su una fonte x (o un mero “copia e incolla” da un forum), e non avessi il tempo di effettuare le opportune verifiche, declinerei l’invito.

Detto questo, mi piacerebbe però anche collaborare a progetti diversi, magari con qualcuno – la butto lì – che non sia interessato propriamente agli orologi, ma che tratti di argomenti storici o di costume nei quali poter far entrare anche un discorso come il mio: penso che potrebbe venirne fuori qualcosa di interessante. Questo potrebbe contribuire anche a far uscire certi discorsi da un ambito di nicchia, o ristretto solamente a pochi appassionati di orologeria. Storie di Orologeria Meccanica” è pur sempre un canale divulgativo ad ampio spettro, che cerca di usare anche un linguaggio comprensibile un po’ a tutti.

Cosa ne pensi della community italiana di questo mondo?

Rimanendo su YouTube, su Instagram o su Telegram – che sono i canali social dove è presente “Storie di Orologeria Meccanica” al momento – il mio giudizio nel complesso è positivo: la passione per i nostri amati orologi è tanta e gli spunti in generale sempre molto interessanti; d’altronde, l’Italia è una delle nazioni con più collezionisti del settore e i “malati” di orologeria sono in media molti di più rispetto agli altri paesi. Con alcuni dei miei “colleghi” abbiamo instaurato anche un bel rapporto e ci si supporta a vicenda sempre con sano entusiasmo, e di questo sono contento. Da parte mia, con gli iscritti ho un’ottima relazione, tanto che non tendo a vederli come ‘iscritti’, bensì come ‘colleghi nella passione’: si è creata una bella comunità attorno a “Storie di Orologeria Meccanica”, con gente educata, cordiale e soprattutto che non si prende troppo sul serio (il che significa vivere la propria passione con serenità, senza scambiare l’arroganza per quest’ultima).

Proprio per questo, trovo  alcuni dibattiti, che spesso nascono su varie piattaforme e che riguardano la bontà di questo o quel canale, o di questo o quell’approccio all’orologeria, abbastanza sterili. Secondo me, occorre valorizzare la ricchezza della community italiana, sia per quanto riguarda la tipologia di collezionisti ed appassionati che la abitano, sia per quanto riguarda il tipo di contributi proposti da chi è presente su YouTube: si va dal video tecnico, a quello storico; dal video d’opinione, alla pura recensione; dalla prova o esperienza sul campo, al vlog. Insomma, il piatto è ricco! E di questo piatto cerchiamo di valorizzare gli ingredienti sani, che ci sono!

Farai mai una puntata con ospiti I Watch Brothers? 😀

Un tale, che si fa chiamare Wyler Cinématique (anche cugino di Maurence Monkey), tra una misurazione cronografica e l’altra, mi ha detto che prossimamente è prevista una collaborazione con voi, non vi ha avvisati? Scherzi a parte, ora lo possiamo dire ufficialmente: voi sarete ospiti – coi vostri Wyler – nel prossimo episodio di Storie di Orologeria Meccanica, quello dedicato alla storia di Wyler e Wyler Vetta! Anche qui, come nei precedenti video, il taglio sarà sempre documentaristico, ma con più immagini e fotogrammi originali!

Magari però in futuro si potrà fare anche una puntata più dinamica, con voi presenti fisicamente: sapete che ho un debole per i vostri Zenith Defy e scrivere un episodio sui Defy dei ‘Fratelli Orologio’ (non solo la storia del modello, ma anche la vostra storia, quella che riguarda tutto il processo della loro ricerca e della relativa acquisizione) credo potrebbe essere un’idea interessante.

Qualora non abbiate più domande, colgo ancora una volta l’occasione di ringraziarvi per questo spazio e per salutare tutti i vostri lettori che hanno avuto la pazienza di leggere questa intervista: vi aspetto su “Storie di Orologeria Meccanica” se ancora non vi siete iscritti, spero vogliate farmi una visita per lasciarvi intrattenere un po’ con qualche bella storia orologiera.


Ringraziamo Manuel per il tempo che ci ha dedicato e vi invitiamo calorosamente a visitare il suo canale Youtube ( iscrivetevi ovviamente) e la sua pagina Instagram!


Presto in arrivo delle recensioni veramente interessanti, stay tuned!

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